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FOTOPARTITA - La più bella di tutte quante... (per 60 minuti)

di Saverio Cucina
Fonte: Saverio Cucina - Lalaziosiamonoi.it

Come se niente fosse, altro che scorie da derby. Inzaghi ancora una volta dimostra di saper lavorare sulla testa dei giocatori, mettendo in campo una squadra determinata e lucida e che ha saputo indirizzare l’inerzia della gara a proprio favore sin dalle prime battute. Un ritmo altissimo in partenza, retto a stento da una Samp rimasta in partita fino all’ultimo più per cuore che per altro. “Abbiamo fatto la miglior partita stagionale, nei primi 60 minuti i ragazzi sono stati perfetti”. Si sbilancia Inzaghino, ma ha ragione: gioco in velocità, a tratti frenetico ma col passare dei minuti accompagnato anche dalle giuste geometrie, ad anticipare l’uno-due letale del finale di tempo. 

ESTRO E SACRIFICIO - È tornata la Lazio, quella che diverte e si diverte. La scossa vera, però, arriva sempre dall’estro e dai piedi di Felipe Anderson, decisivo ancora una volta quando decide di esserlo. I due assist di ieri lo portano a quota sette, laureandosi primo miglior assistman tra gli ‘italiani’ e secondo solo a Jean Michael Seri del Nizza in tutta Europa. Il potenziale offensivo biancoceleste diventa così sempre più direttamente proporzionale al rendimento del brasiliano, che ormai sembra confermare gli stereotipi tipici dei fantasisti verdeoro: altalenanti e lunatici quanto geniali. Rimanendo in tema di prodezze d’autore, una menzione particolare la meritano Milinkovic e Parolo. Il serbo giganteggia come al solito di testa, sovrastando Silvestre nel gol che sblocca la gara (l’ottava rete stagionale di testa per i biancocelesti, record in campionato), vincendo anche la sfida personale dei duelli aerei, nei quali ha avuto la maglio ben 10 volte. E poi c’è Parolo, il tuttocampista biancoceleste che corre sempre più degli altri (11.269 km percorsi ieri a Marassi) e che finalmente ha trovato anche la prima gioia stagionale. C’è tutto in quella scivolata: rabbia, tensione, orgoglio. Sentimenti contrastanti accumulati nei giorni post derby e trasformati in campo nella solita prestazione da leader. 

RIUNIONE DI FAMIGLIA - Un esame di maturità superato però solo in parte. Riallacciandoci alle parole di mister Inzaghi, è stata probabilmente la miglior prova stagionale seppur con un’autonomia di soli 60 minuti. E non si tratta di un calo fisico, semmai di concentrazione e di tensione. L’unica reminiscenza del derby, infatti, è stato l’approccio sottotono del secondo tempo, che ha dato fiducia ad una Samp tramortita dal doppio svantaggio nel finale della prima frazione. È come una sorta di sindrome che affligge la squadra e che gli impedisce ancora di fare quel tanto agognato salto di qualità: saper di dovere mantenere stessa intensità, senza però saper replicare l'approccio del primo tempo. Il gol della speranza blucerchiato, paradossalmente, arriva proprio nel momento in cui la Lazio riesce a rialzare il baricentro, riproponendo quel pressing asfissiante che gli consente di rubare palla e ripartire in contropiede. Piccole falle da eliminare in una gara quasi dominata. Su questo dovrà ancora lavora Simone Inzaghi, consapevole però di avere un organico che reagisce sempre prontamente agli stimoli del proprio allenatore.

 


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