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LE PAGELLE di Lazio-Roma: bravo Rocchi, male Floccari. Dopo i gol della Roma è mancato il carattere

di Federico Farcomeni
Fonte: lalaziosiamonoi.it

MUSLERA: 5 – Davanti agli occhi indiscreti delle telecamere di 160 paesi, Fernando Muslera perde il duello con il collega sudamericano Julio Sergio. Intuisce il rigore di Vucinic ma si abbassa colpevolmente quando il montenegrino scaglia il bolide del gol del sorpasso. In realtà anche la barriera è disposta male e anzi un giocatore della Roma che copre la visuale al portiere uruguayano, si toglie proprio al momento del tiro di Vucinic.

DIAS: 6,5 – Ha il compito di arginare Luca Toni da solo dopo l’uscita dal campo di Stendardo. Impacciato quando lo tira giù maldestramente nel primo tempo, poi fa una gran partita.

STENDARDO: n.g. – Si immola subito, prendendo un calcione da Toni al 5’: sangue e barella. Peccato perché la sua grinta sarebbe stata indispensabile.

BIAVA: 6 – Entra a freddo al 7’ e si comporta piuttosto bene per uno che tutto sommato neanche si aspettava di dover giocare il derby.

RADU: 5,5 – Ordinato nel primo tempo, poi cede alla tensione della gara nella ripresa quando “fa a testate” con Vucinic e stende Menez fuori area. È da quel calcio di punizione che la Roma trova il sorpasso. Bravo quando si ostina a non mollare Toni al 69’. A fine partita reagisce veementemente per la mancanza di rispetto dei giocatori della Roma.

LICHTSTEINER: 6,5 – Torna dalla squalifica e sin da subito ingaggia un duello personale con Vucinic in entrambe le fasi. Licht è l’ombra del montenegrino. Quando Reja lo sostituisce con Zarate, lo svizzero non la prende per niente bene.

BROCCHI: 6 – Ammonito alla mezzora, corre sempre in soccorso a Ledesma quando l’argentino va in difficoltà. Non si tira mai indietro quando c’è da correre e lottare.

LEDESMA: 6,5 – A gennaio l’aveva chiamato Daniele Pradé. Cristian Daniel aveva risposto picche. Non giocava un derby da un anno. Per lui è la stracittadina della verità. Come sempre detta i ritmi, è il cuore del tango argentino della Lazio. Sradica palloni e prova anche il tiro in avvio (spauracchio), poi, indisturbato, serve a Rocchi uno splendido pallone per l’1-0. Nel secondo tempo sbaglia troppo e alla fine si fa anche cacciare (applauso ironico a Tagliavento).

MAURI: 6 – A Bologna il suo gol aveva suonato la riscossa. Oggi ha il compito di tamponare Pizarro e incunearsi nelle maglie della difesa giallorossa. Spina nel fianco anche per Perrotta nel primo tempo. Poi scompare progressivamente dalla partita, salvo inserirsi su un bolide di Kolarov al 73’.

KOLAROV: 6 – Sicuro in fase difensiva, spinge come un treno appena gli si aprono gli spazi. Abile e furbo a cercarsi il contatto con Cassetti in area di rigore ad inizio ripresa. Tagliavento concede un penalty forse troppo generoso. Tant’è che è lui a sgambettare in area di rigore il neo-entrato Taddei cinque minuti dopo. Contrappasso.

FLOCCARI: 4,5 – Prezioso in fase di appoggio, pressing e alleggerimento. A volte nel primo tempo ha la “colpa” di non crederci fino in fondo. Assaggia tutta la cattiveria agonistica di De Rossi, e forse si lascia intimorire un po’ se è vero che fallisce clamorosamente il penalty del possibile 2-0. L’attaccante di Nicotera calcia male e centrale. Il votaccio è più dovuto alla mancanza di carattere. E nel derby ne serve tantissimo.

ROCCHI: 6,5 – Il quinto sigillo: cinque gol in campionato, cinque gol nel derby di Roma (92 in sei stagioni con la maglia della Lazio tra coppe e campionato). Tommaso Rocchi l’aveva promesso e ha tenuto fede alla parola data. È sempre generoso e che numero quando si fa più di metà campo da solo tra le maglie dei giocatori della Roma: peccato che arrivi stanco per calciare a fine corsa. All’81’, contrastato da Burdisso, non riesce a concludere in spaccata su un bel cross di Zarate dal fondo. Peccato perché ce la mette davvero tutta.

ZARATE: 6 – Serviva il derby rivedere le sue finte, il suo marchio di fabbrica. Serviva il grande confronto per rivedere ancora lui. Purtroppo però non incide più di tanto.

CRUZ: n.g. – Tre anni fa in un derby di Milano era entrato dalla panchina e aveva risolto la gara in appena 11 secondi. Stavolta l’impresa non gli riesce e delude gli (ex) compagni nerazzurri che tornano a meno 1, ma sono ancora in corsa per lo scudetto. Per inciso, il 2 maggio niente scherzi…

REJA: 6 – 15 punti in 11 gare non sono poi così male, però la sconfitta brucia. Squadra corta e pressing asfissiante, come aveva fatto il suo Napoli in passato nelle gare difficili. La carenza stavolta è puramente di carattere (soprattutto dal rigore sbagliato da Floccari in poi). Quello che serve per fare a spallate nella lotta salvezza.

ROMA (4-2-3-1): Julio Sergio 6,5; Cassetti 6,5, Juan 6, Burdisso 5,5, Riise 6; De Rossi 5,5 (46’ Menez 7), Pizarro 6; Perrotta 6, Vucinic 7 (83’ Brighi n.g.), Totti 5 (46’ Taddei 6); Toni 5,5.
A disp.: Doni, Mexes, Tonetto, Julio Baptista.

CURVA NORD –
Tanta voce e bandiere nel pre-partita, poi la coreografia dopo tanti anni. Nessun capolavoro artistico, ma tante bandierine: bianche e blu nei distinti, bianche e azzurre in Curva. Poi la scritta che parte dal tabellone e arriva fino a fondo curva: “Dal 1900…dei nostri colori fieri…del calcio a Roma pionieri!”. Dopo l’1-0 la Nord è una polveriera tra battimani, torce e fumogeni. Salgono potenti i cori e sventolano fiere le bandiere. Dopo il rigore sbagliato da Floccari e i due gol della Roma cala colpevolmente troppo la voce e la spinta dei sostenitori biancazzurri.
Nel pre-partita, particolare sgomento suscita in Sud uno striscione del CML che più o meno recita: “dal 1900 una tradizione ci unisce, una città che ci appartiene”.

CURVA SUD –
Striscioni incomprensibili nel pre-gara. Tanto chiasso e voce soprattutto quando la Roma entra in campo per il riscaldamento. Poi accade l’impensabile: la coreografia non si srotola in tempo per il calcio d’inizio. Vengono su i cartonicini ma non il telone. Verso la metà del primo tempo, tutti i gruppi si mettono d’accordo e finalmente viene fuori lo show. Un telone rappresentante un imperatore romano con il pollice verso viene accompagnato dalla scritta “E’ la storia che vi condanna”. Applausi ironici della Nord. Riprendono fiato e colore quando fiutano la vittoria. E cantano anche "vinceremo il tricolor". Alla faccia della scaramanzia.

TRIBUNA TEVERE –
Bellissimo l’effetto delle bandierine distribuite dal Sodalizio. Di chiara ispirazione inglese la scritta che accoglie le squadre in campo: “I colori dei nostri padri, i colori dei nostri figli”. Grande trasporto emotivo, ma ci sono troppi buchi rispetto allo scorso anno. La sensazione è che molta gente preferisce evitare rogne e restare a casa. Il calcio del futuro?

SOLITI SCONTRI – Come ormai accade puntualmente da qualche anno, la Tevere è la solita zona di confine. Le forze dell’ordine non si schierano sin da subito ed entrambe le fazioni rompono gli argini dopo una serie di provocazioni vocali ed esplosive (petardi e torce). Solo quando le due tifoserie vengono a contatto, Guardia di Finanza e Carabinieri arrivano a separarle. Intervento tardivo, ma evidentemente seguono un protocollo.


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