DENTRO LA POLISPORTIVA – Lazio hockey su prato, il dirigente/giocatore Brocco: “Il 25 giugno del 2005 abbiamo strappato lo scudetto ai cugini della Roma”

di Lalaziosiamonoi Redazione
Fonte: Alessandro Vittori/Daniele Rosicarelli - Lalaziosiamonoi.it
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Il 26 maggio e la vittoria in finale di Coppa Italia è sicuramente una delle pagine più belle della storia della Lazio calcio: Lulic 71' è diventato il simbolo della gioia biancoceleste e d’altro canto della disperazione giallorossa. C’è però chi queste emozioni le ha vissute con ben 8 anni d’anticipo: nel giugno 2005 infatti la finale del campionato di hockey vede scontrarsi le due squadre della capitale. L’andata finisce a favore della Roma e anche la partita di ritorno del 25 giugno la vede in vantaggio a 5 minuti dalla fine; il finale però è sorprendente, la Lazio riesce a ribaltare il risultato laureandosi per la prima volta Campione d’Italia, strozzando in gola l’urlo dei cugini. Sicuramente quello è il punto più alto della squadra biancoceleste di hockey che vanta nel suo palmares anche 4 Coppe Italia e che in questo momento ha in atto un ricambio generazionale raccogliendo i frutti del lavoro degli ultimi anni, con un occhio rivolto al futuro.

LAZIO HOCKEY SU PRATO

Paolo Brocco, dirigente e giocatore, racconta come la storia della Lazio hockey sia visceralmente legata a quella della sua famiglia: “Gioco ad hockey da quando avevo 8 anni, ho iniziato con mio fratello e i miei cugini. La ‘malattia’ in breve tempo si è aggravata e ha coinvolto tutta la mia famiglia: mio padre divenne presidente e il nome Lazio dato alla società deriva dal suo grande tifo (ancora non esisteva a Roma una squadra con quel nome). Il ricordo più bello è legato allo scudetto del 2005: eravamo quasi rassegnati ad arrivare secondi, invece il 25 giugno c’è stata l’apoteosi anche perché abbiamo impedito i festeggiamenti già pronti dei cugini”. La chiusura è legata ad un’analisi sull’intero movimento: “Le necessità sono legate alle strutture che sono insufficienti: in una città come Roma ci sono soltanto 3 campi, siamo costretti a dividere il terreno per gli allenamenti. Credo che questo problema sia più generale per lo sport italiano e forse la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 avrebbe aiutato ad un maggiore sviluppo strutturale e tecnico”.

I GIOVANI TALENTI

Doveroso anche un pensiero dei giovani talenti, fiori all’occhiello di una politica improntata sui ragazzi, patrimonio del futuro. Giulio e Claudio atleti di under 16, under 18 e prima squadra, parlano di come è iniziata la loro storia e dei sogni nel cassetto: “La nostra passione è nata in casa, l’hockey è lo sport di famiglia, sia nostro padre che nostro zio lo hanno sempre praticato. Per noi non c’è frase più azzeccata di ‘di padre in figlio’. Il nostro sogno è arrivare in nazionale cercando di alzare sempre di più l’asticella degli obiettivi”. Fa eco Edoardo, una delle punte di diamante della compagine biancoceleste: “Ho giocato per la prima volta a hockey in vacanza a sciare e da quel momento non ho più smesso. Il mio sogno è di arrivare alle Olimpiadi oltre che vincere con la maglia della Lazio”.


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