ESCLUSIVA - Pirozzi, sindaco di Amatrice: "La mia terra ha perso tutto, non la speranza. Lazio, spicca il volo!"

di Alessandro Vittori
Fonte: Alessandro Vittori - Lalaziosiamonoi.it
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Morte e devastazione. Il 24 agosto 2016 è l’inizio dell’incubo per Amatrice e i territori limitrofi. Un violento terremoto infatti colpisce quelle zone lasciando dietro di sé crolli e macerie. Nonostante tutto però la popolazione non si è abbattuta e oggi cerca di guardare avanti per ricostruire tutto ciò che la furia di quel giorno ha distrutto. A quasi 10 mesi dal sisma la redazione de Lalaziosiamonoi.it ha intervistato in esclusiva il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi.

Qual è la situazione attuale ad Amatrice?

"La situazione ad Amatrice ad oggi dico, per la prima volta, che è preoccupante. Non ho paura del futuro ma il presente sta diventando un problema: c’è un ritardo che non è più tollerabile da parte della Regione nella consegna delle case, sulla gara per lo smaltimento delle macerie dei privati che non è stata ancora fatta, sul mondo del commercio. Ho convocato una riunione con la Regione per fare il punto con le ditte, anche se il sindaco non ha la competenza su questi argomenti, e per avere dei tempi. Questo è il momento in cui tutti devono metterci il cuore, le istituzioni devono essere al pari di tutti i cittadini comuni che dal 24 agosto stanno dando il cuore ad una terra che ha perso tutto, ma non la speranza".

Dove trova la carica per andare avanti?

"In questi mesi sono stato fortunato perché il mio cuore si è alimentato con il mondo della solidarietà. Ho aperto una pagina Facebook che è ‘Amatrice nei gesti’ e sto cercando di raccontare all’Italia la macchina della solidarietà, spesso non messa in risalto. Questa è la mia forza e la mia carica, oltre a quella interiore che vuole fare il massimo in memoria di tutti coloro che non ci sono più".

La Lazio ha spesso messo in atto iniziative per Amatrice, come sono ad oggi i contatti?

"I contatti con la Lazio sono sempre vivi, ma con tantissime società e tifoserie. Il mondo del calcio è stato molto vicino a questa terra, ho avuto esperienze straordinarie in curva. Alcuni gruppi di tifosi che prima non si potevano vedere si sono riuniti per la solidarietà: credo che questo sia un grande messaggio. Il calcio quando vuole è un mondo straordinario".

Un suo giudizio sulla stagione della Lazio

"La Lazio ha disputato una grande stagione. Io ho visto la finale di Coppa Italia e in quel caso doveva uscire la partita perfetta dei biancocelesti. La Juventus in quel momento stava bene, in più i biancocelesti hanno commesso qualche errore: sul primo gol c’è stata una lettura errata di una traiettoria facile da parte di Wallace. Da lì la partita è cambiata, per di più in alcuni reparti c’era un grande divario tecnico, colmabile solo evitando errori e sfruttando l’entusiasmo del pubblico. In ogni caso la squadra ha fatto bene, se trovasse giocatori giusti dietro, un rinforzo di qualità in mezzo al campo e un’alternativa a Immobile diventerebbe una rosa molto importante".

Che ne pensa di Inzaghi?

"Inzaghi ha fatto bene, è un ragazzo che ha saputo cogliere l’occasione giusta. Sa fare gruppo e ha lavorato molto sulla testa dei giocatori visto che lo scorso anno erano reduci da una stagione sbagliata. Può dire la sua nel mondo del calcio".

Di cosa necessita secondo lei la Lazio in vista della prossima stagione?

"Per la prossima stagione serve un intervento sulla rosa non tanto a livello numerico, ma a livello di qualità. Credo che sia arrivato il momento che la Lazio spicchi il volo, come il suo simbolo l’aquila. È una società che ha fatto un grande percorso e oggi il presidente Lotito ha le possibilità e anche la voglia di far fare il salto di qualità alla squadra per farla battagliare per i primissimi posti e avere un futuro anche in Europa League".

Il mondo del tifo ha aiutato parecchio Amatrice, vuole fare un ulteriore appello?

"I tifosi sono stati straordinari con noi. Quello è un mondo spesso ingabbiato in stereotipi: io ho visto la solidarietà vera, ragazzi giunti ad Amatrice a scavare tra le macerie. Ricordo gli ultras dell’Ascoli accorsi subito, per via della vicinanza, ad Arquata, i tifosi de L’Aquila e di tutta Italia, anche e soprattutto dei dilettanti. Proprio le tifoserie ci ricostruiranno due impianti sportivi, quindi hanno fatto tanto. Il più bel segnale che possono mandare è di mettere da parte antichi rancori e dimostrare a tutti di avere senso d’appartenenza e valori sani in una società in cui la globalizzazione sta mettendo da parte questi aspetti: questa gente non aiuta soltanto Amatrice, ma anche molte fasce deboli".

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